Edilizia a basso costo e consapevolezza ambientale. Il quartiere Violino a Brescia.

Pubblicato su Domusweb in italiano e inglese


Restiamo alla scala urbana, e torniamo in Italia, per parlare questa volta di un progetto arrivato a realizzazione: l’ampliamento del quartiere Violino a Brescia, progettato da Boschi + Serboli Architetti Associati, insieme allo studio Cigognetti-Piccardi-Vitale.

Una realizzazione fortemente connotata dall’impiego diffuso del fotovoltaico, che, dal punto di vista dei numeri, fa di Brescia una delle città italiane con la maggiore potenza installata pro capite, e, dal punto di vista della forma, fa del quartiere un mosaico di tetti blu.

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Ma non è solo per il fotovoltaico che Violino è interessante. Se il fotovoltaico, infatti, è la tecnologia che visivamente restituisce di più in termini di riconoscibilità immediata l’idea di un pensiero progettuale orientato alla sostenibilità, altre strategie giocate al livello della progettazione dell’involucro o degli impianti sono più silenziose ma altrettanto importanti.

In particolare, una rete duale che separa acqua potabile e non potabile, un sistema di raccolta e distribuzione delle acque meteoriche in falda, teleriscaldamento, fornelli ad induzione, soluzioni bioclimatiche passive, sono tutti gli elementi che fanno del Violino un quartiere interessante. Forse, una delle sperimentazioni più significative degli ultimi anni nell’ambito dell’edilizia economica e popolare, avendo dimostrato la possibilità di coniugare le esigenze dell’edilizia a basso costo, con quelle della consapevolezza energetica ed ambientale.

Ad offrire la possibilità di modellare un quartiere di questo tipo è stata, da una parte, la capacità dell’amministrazione di adoperare degli strumenti innovativi sia in sede decisionale che in sede di attuazione; dall’altra, la capacità dei progettisti di sapersi muovere entro le maglie strette di un Piano di Zona, ove forma fissata dei lotti, prescrizioni edilizie e vincoli urbanistici, sembravano non lasciare troppo spazio alla ricerca di soluzioni innovative.

La storia di questo intervento di ampliamento è lunga e interessante. L’origine del quartiere risale al 1980, al PRG di Brescia firmato da Secchi, Viganò, Scarsato; tuttavia, la data importante per i ragionamenti che stiamo conducendo è il 2002, quando il Comune di Brescia pubblica l’appalto concorso per la assegnazione e realizzazione dei lotti edilizi per un ampliamento verso sud-ovest.

Il bando è decisamente innovativo: in esso prendeva concretamente forma la richiesta di rispondenza delle proposte presentate a requisiti in grado di orientare la realizzazione del quartiere verso obiettivi di qualità quantificabili. E, quindi, la volontà di “misurare” la qualità e la sostenibilità del progetto, ma anche di confrontare i costi di tali requisiti, con quelli corrispondenti a requisiti standard delle abitazioni di edilizia economica e popolare.

In particolare, secondo la procedura stabilita, i progetti preliminari venivano valutati attraverso l’assegnazione di un punteggio, basato sulla rispondenza a requisiti di qualità edilizia e prestazionale (ad esempio, isolamento termico, acustico, igrometrico). Ciò rendeva materialmente possibile separare i costi standard da quelli legati alle innovazioni qualitative introdotte.

Dal punto di vista edilizio la richiesta era di confermare la tipologia che già caratterizzava il Violino. L’intervento realizzato è costituito da unità abitative a schiera (in totale 143 alloggi) e due edifici di uso collettivo alti cinque piani, organizzati in lotti definiti da una maglia ortogonale.

Gli edifici, coerentemente con i principi dell’architettura bioclimatica, e compatibilmente con l’organizzazione generale già fissata, assumono la forma adatta per funzionare come collettori solari, in grado non solo di catturare il calore del sole, ma anche di trattenerlo all’interno della struttura stessa (attraverso la scelta di materiali e tecnologie impiantistiche opportuni).

Case a schiera e palazzine sono realizzate secondo un semplice principio: “proteggere” verso nord e “captare” verso sud. Organizzazione funzionale, scelta dei materiali e scelta delle tecnologie impiantistiche, obbediscono tutte alla stessa regola.

In particolare, le case a schiera sono realizzate secondo due diverse tipologie, ma secondo uno stesso semplice principio: la distribuzione funzionale è studiata in modo che gli ambienti di servizio ed i vani scala, isolati da chiusure massive, funzionino da spazio cuscinetto verso nord; mentre gli ambienti più vissuti della casa si articolano intorno a serre disposte sul lato sud. L’uso di frangisole e di elementi vegetali caducifogli, protegge le zone vetrate dal caldo eccessivo in estate.

La disposizione delle singole unità è studiata in modo da minimizzare gli effetti di ombreggiamento sull’unità adiacente.

Dal punto di vista volumetrico una tipologia si caratterizza per la rotazione del lato del fabbricato esposto a sud, che si stacca dal volume principale dell’edificio, a conformare al piano terra una serra. L’altra, invece, presenta una volumetria molto semplice, dettata dalla geometria del lotto a disposizione. La necessità di captare l’energia solare e renderla disponibile per gli utenti della casa, si traduce qui in due serre, la prima posta al piano terra in posizione adiacente al soggiorno, la seconda posta al primo piano.

Tutte le case a schiera sono dotate ciascuna di un impianto fotovoltaico della potenza nominale di 1.3kWp, posizionato sopra la falda inclinata del tetto. Presso ogni abitazione è stato installato un contatore dell’energia prodotta che consente agli utenti di verificare in ogni momento il corretto funzionamento dell’impianto. L’energia scambiata con la rete viene misurata attraverso un contatore bidirezionale; inoltre, alcuni display informativi posti in aree comuni, consentono di visualizzare la produzione degli impianti condominiali.

Concludendo, ci sembra che Violino rappresenti un intervento pienamente riuscito nel dimostrare che soluzioni “economiche e popolari” sono conciliabili con obiettivi di qualità e con l’uso di tecnologie per il risparmio e la produzione energetica. Tuttavia, non possiamo non domandarci (e domandare ai progettisti, ed ancor più a chi ha dettato le regole del piano) se davvero tanta uniformità e ripetizione fossero indispensabili. In altri termini, quello che davvero ci manca guardando Violino sono degli elementi di varietà, individualità ed articolazione dello spazio. Non si tratta di una richiesta estemporanea o di un capriccio. Ma del bisogno di ricordare che la qualità dello spazio in cui viviamo è fatta anche, e forse prima di tutto, dalla sua capacità di essere uno stimolo ai nostri sensi ed alla nostra ragione, e che l’informazione (lo stimolo) è proprio nella differenza, in quel qualcosa di diverso che improvvisamente mi interroga (mi apre un orizzonte).

di Alessandra Scognamiglio e Marialuisa Palumbo

About paesaggisensibili

Architect and senior fellow of the McLuhan Program in Culture and Technology of Toronto University, I'm a member of the board of directors of the Italian National Institute of Architecture (IN/ARCH) in Rome, where since 2003 I am in charge of the Institute Master Programs. My studies are rooted in the fields of architecture and philosophy of science with a special interest in biology and anthropology. Key words for my research are: Man, Space, Nature, Technique, Webness, Ecology, Relations, Interactions, Resources, Energy, Landscape, Footprint, Past and Future. My goal is to build critical understanding of the present to suggest useful strategies to build the future.

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