Forms of Energy 14: Nuova sede della Rainbow

Marialuisa Palumbo & Alessandra Scognamiglio. Also in English on Domusweb

“Crediamo che la creatività esiga un contesto nel quale ambiente, benessere e bellezza si incontrino per favorire tutti gli elementi che concorrono al processo. La fantasia, in primis. In un momento storico in cui troppo spesso si trascurano questi presupposti, abbiamo desiderato, sin dal principio, che la nuova sede di Rainbow fosse in piena sintonia con le bellezze del territorio in cui ci troviamo, nel pieno rispetto dell’ambiente. E delle persone.” Iginio Straffi, Fondatore di Rainbow.

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Quello che stiamo per presentarvi è la nuova sede della Rainbow, ovvero di una delle pochissime società italiane emerse negli ultimi anni sulla scena mondiale per la produzione di animazioni digitali: una Imagination Factory, come si definisce sul proprio sito internet. Una società, tra l’altro, nata dalle capacità creative e imprenditoriali di un giovanissimo (Iginio Straffi, trent’enne nel 95) e oggi alimentata dalle energie di uno staff altrettanto giovane.

In questo senso, in questi tempi oscuri di default generalizzato, quella di Reinbow sembra davvero un’arcadia di luce e di speranza: un’esperienza creativa ed imprenditoriale di successo, che ha capito il valore di una architettura che prova a stabilire un rapporto nuovo, ecologicamente equilibrato, col territorio e le sue risorse.

Il progetto di Sergio Bianchi ed Elisabetta Straffi lavora infatti sull’idea di una grande apertura/trasparenza verso il paesaggio circostante di colline coltivate, nel quale l’edificio si innesta senza rinunciare alla propria consistenza volumetrica ma attraverso un gioco di vetrate, corti interne, sbalzi, volumi a ponte, tetti giardino: un insieme che rende il complesso al tempo stesso unitario ed estremamente articolato.

Una notevole varietà di funzioni caratterizza anche il programma d’uso dello spazio, evidentemente finalizzato alla ricerca di nuove forme di equilibrio nel rapporto tra le ore di vita e di lavoro della comunità di utenti. Gli uffici direzionali, gli spazi di lavoro per il disegno manuale e digitale, e gli spazi per la commercializzazione dei prodotti, sono infatti affiancati da una serie di spazi per il tempo libero: palestra, sauna, idromassaggio, piscina, campo da tennis e calcetto.

L’altro aspetto chiave di questo progetto (oltre alla compenetrazione col paesaggio ed alla ricchezza del programma funzionale mirata alla qualità della vita degli utenti) è la scelta a favore di un edificio a consumo energetico quasi zero, che si accompagna all’impiego attento di strategie passive (come l’uso diffuso di illuminazione naturale e dei tetti giardino), all’efficienza degli impianti (in particolare le pompe di calore geotermiche) e al largo uso dell’energia solare. Il tutto con delle soluzioni ben integrate.

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Infatti, se la scelta dell’illuminazione naturale costituisce un elemento molto importante per un edificio i cui utenti trascorrono molte ore a disegnare a mano, allo stesso tempo il sistema di copertura a shed con superfici vetrate trasparenti disposte lungo il lato nord, offre abbondanti superfici opache inclinate a sud: ottime superfici di appoggio per i generatori fotovoltaici.

I moduli fotovoltaici, per una potenza complessiva di circa 360kWp, sono capaci di generare circa 447MWh in un anno. Quest’energia copre quasi completamente i consumi legati all’illuminazione artificiale ed alimenta un sistema di riscaldamento e raffrescamento affidato a pompe di calore geotermiche. Il sistema geotermico risulta particolarmente efficiente grazie all’uso di sonde spiraliformi che, a parità di profondità di scavo, consentono di sfruttare una maggiore superficie di scambio col terreno rispetto alle sonde tradizionali.

Sul tema del rapporto tra le scelte energetiche e la forma dell’architettura è interessante approfondire il ragionamento sulla forma specifica che in questo progetto assume il generatore fotovoltaico. I moduli fotovoltaici, infatti, sono posizionati non soltanto in corrispondenza degli shed sopra descritti e di alcune pensiline che coprono dei percorsi pedonali, ma anche su alcuni sistemi di sostegno che costituiscono una sorta di prolungamento aereo verso est degli shed.

Queste “ali” ricordano naturalmente le grandi superfici solari delle architetture spaziali. Tuttavia, se le prime realizzazioni civili degli anni Novanta in cui veniva impiegato il fotovoltaico avevano fatto dei tentativi in questa direzione (vedi in particolare il lavoro di Thomas Spiegelhalter), oggi che con sempre maggiore chiarezza l’orizzonte a cui si guarda è quello dell’autosufficienza energetica, queste grandi superfici produttive ci costringono ad una riflessione.

Obiettivo progettuale, dal punto di vista energetico, è che l’edificio, grazie alle strisce blu di fotovoltaico (è questa la scelta dei progettisti di Rainbow), sia in grado di generare tutta l’energia che occorre al suo funzionamento. In generale, se questa energia è poca, e cioè se l’impronta energetica associata all’edificio assume dimensioni ridotte, le strisce blu (o gli equivalenti formali in altri progetti) potranno essere contenute entro l’impronta fisica dell’edificio. Tuttavia, molto spesso, anche nel caso di edifici molto ben progettati, come quello che stiamo descrivendo, accade piuttosto che l’impronta energetica di un edificio (e cioè lo spazio necessario ad accogliere i dispositivi energetici che servono per produrre l’energia che l’edificio consuma) non sia contenuta entro la sua impronta fisica. Ecco, quindi, che le strisce blu devono necessariamente estendersi oltre l’involucro dell’edificio.

Nel caso della sede della Rainbow le strisce diventano una sorta di brise-soleil che ombreggia uno spazio prossimo all’edificio, fuori dall’edificio stesso. Ora, se è facilmente prevedibile che, sempre più spesso, in futuro, si vedranno edifici che proiettano la loro impronta energetica oltre il confine dell’involucro, allora sempre più spesso saremo in presenza di nuove forme che, immaginate per dare spazio alla generazione energetica, di fatto influenzeranno anche la natura dello spazio prossimo all’edificio.

Difficile dire se questi spazi, a cavallo tra la scala architettonica e quella urbana, saranno una nuova categoria di spazio. Senza dubbio però essi costituiranno un’occasione importante di ricerca e sperimentazione. 

About paesaggisensibili

Architect and senior fellow of the McLuhan Program in Culture and Technology of Toronto University, I'm a member of the board of directors of the Italian National Institute of Architecture (IN/ARCH) in Rome, where since 2003 I am in charge of the Institute Master Programs. My studies are rooted in the fields of architecture and philosophy of science with a special interest in biology and anthropology. Key words for my research are: Man, Space, Nature, Technique, Webness, Ecology, Relations, Interactions, Resources, Energy, Landscape, Footprint, Past and Future. My goal is to build critical understanding of the present to suggest useful strategies to build the future.

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