Cupole e città

pubblicato su domusweb il 7/3/213

Lanterna

Cupola Fuksas “sfregio al centro storico”. Atto d’accusa di urbanisti e amministratori… così titolava l’articolo di Francesca Giuliani su Repubblica dello scorso 20 febbraio. Proseguendo, oltre che con le solite critiche di Italia Nostra, con una citazione di Adriano Labucci (candidato di SEL alla Regione Lazio) “una ferita aperta nel cuore del centro storico”. Affermazioni non soltanto molto forti ma davvero inquietanti per tutti coloro che si occupano di architettura contemporanea e per quelli che, da cittadini, la considerano un valore della collettività: come espressione di cultura, vitalità e ricchezza di un paese.

La questione non è la bellezza in sé dell’opera di Fuksas, ma ancora una volta, come nel caso del discusso museo dell’Ara Pacis, ciò che davvero colpisce è che l’Italia non riesca a liberarsi dal complesso del contemporaneo. Così che tanto un certo tipo di cultura ambientalista, quanto una parte consistente di accademia architettonica e di cultura politica, possono onorevolmente affermare che un contesto storico è il “posto sbagliato” per fare architettura contemporanea (vedi, sempre nell’articolo citato, oltre al commento di Labucci, il commento di Giorgio Muratore “La lanterna è una esagerazione che va oltre il buon gusto e aldilà del buon senso” e quello di Federico Oliva, Presidente dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, “L’opera in sé non è brutta. Il problema è che probabilmente si trova nel posto sbagliato”).

La teoria che il contesto giusto del contemporaneo siano le periferie o (in termini più gentili) le aree di nuova espansione, offende l’idea stessa di città come espressione di una comunità vivente, come luogo della stratificazione e della progressiva costruzione di visioni del mondo, oltre che di stili, differenti. Per questo, da cittadini prima ancora che da architetti, ci auguriamo che il dialogo nel tempo tra Michelangelo, Maderno e Pietro da Cortona possa proseguire e arricchirsi oltre che con la vela fotovoltaica di Purini e con la Lanterna di Fuksas con molte altre opere. E non certo in quanto fan di uno o dell’altro, ma perchè la città ha bisogno di vivere e di guardare avanti.

Per altro, proprio nel giorno in cui esplodeva il caso “cupola Fuksas” (proseguito con una raffica di articoli contrari da Salvatore Settis a Marco Lodoli, in cui la parte più aperta spettava alla sovraintendenza: con la Cupola “Roma è più moderna” sosteneva il sovrintendente Broccoli), un altro evento faceva (breve e temporanea) notizia, a proposito di trasformazioni urbane: nell’ultima seduta a sua disposizione infatti, la giunta Polverini ha approvato il “Programma Integrativo Divino Amore” autorizzando, al posto del previsto ampliamento del Parco dell’Appia Antica, una variante che permetterà l’edificazione di mezzo milione di metri cubi (destinati a residenziale e centro commerciale) in un’area di grande valore ecologico-ambientale per la possibile unificazione tra il Parco dell’Appia Antica e quello dei Castelli.

A proposito di visioni del mondo ci chiediamo dunque quale idea di città stiamo costruendo? Quale città ideale (ovvero: quale modello di città, di quartiere, di spazio pubblico…) hanno avuto per la testa gli amministratori uscenti e, soprattutto, che idea di città, di territorio, e di architettura in generale, hanno in testa i possibili amministratori futuri? E, per ragionare su un tema che mi è caro e che solleva parecchie questioni estetiche, oltre che sociali e politiche, anche e specificamente in rapporto allo skyline della città storica, che idea stiamo coltivando del rapporto tra forma dell’architettura e della città, e forme dell’energia? Ovvero, che cosa ci auguriamo per il prossimo futuro? Perchè se è evidente che il passato (quantomeno quello indiscutibilmente bello, punteggiato di cupole rinascimentali e barocche) è un valore che fa difeso, è altrettanto evidente che la storia va avanti e che le tecnologie, le abitudini, le necessità e le forme dell’abitare si trasformano. È di questo che vorremmo discutere e sentir discutere.

About paesaggisensibili

Architect and senior fellow of the McLuhan Program in Culture and Technology of Toronto University, I'm a member of the board of directors of the Italian National Institute of Architecture (IN/ARCH) in Rome, where since 2003 I am in charge of the Institute Master Programs. My studies are rooted in the fields of architecture and philosophy of science with a special interest in biology and anthropology. Key words for my research are: Man, Space, Nature, Technique, Webness, Ecology, Relations, Interactions, Resources, Energy, Landscape, Footprint, Past and Future. My goal is to build critical understanding of the present to suggest useful strategies to build the future.

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