A ROMAN STATE OF LANDSCAPE

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A meno di un anno dalla sua inaugurazione CAMPO, uno spazio indipendente per “dibattere, studiare e celebrare l’architettura”, nato dal progetto di Gianfranco Bombaci, Matteo Costanzo, Luca Galofaro e Davide Sacconi, inaugura la sua sesta mostra, con un evento che raccoglie nel cortile su cui si apre la piccola galleria, all’ombra di due nespoli e delle mura dell’Acquedotto Felice, diverse generazioni di architetti romani.

La mostra è “A Roman State of Landscape” curata da Mariabruna Fabrizi e Fosco Lucarelli (Socks-Studio / Microcities) con contributi di: 2TR, Aymonino, Baglivo Negrini, CAMPO, Purini / Thermes, GRAU, Labics, ma0, stARTT , TSPOON, ULTRA.

Ancora una volta, dopo l’ospitalità offerta a Maria Giudici, Didier Faustino, Fala Atelier, Lukas Feireiss e Pier Paolo Tamburelli, CAMPO colloca al centro di una scena profondamente romana, proprio grazie alla collocazione periferica al Mandrione, un’altra realtà estremamente dinamica e interessante, il duo Fabrizi/Lucarelli, formatasi a Roma e adesso basato a Parigi, oltre che sul web con il ricchissimo progetto editoriale Socks (“un viaggio non lineare attraverso i territori dell’immaginazione umana”).

E i territori dell’immaginazione architettonica sono al centro di questa mostra che programmaticamente prova a costruire una mappa dei riferimenti spaziali e figurativi delle 10 realtà romane selezionate, chiedendo a ciascuna di mettere insieme una serie di frammenti: una immagine da un film, un’opera architettonica pre ed una post diciannovesimo secolo, un’opera non costruita ma concepita per Roma, un brano letterario descrittivo di uno spazio, una pianta in bianco e nero ed una assonometria di un progetto dello studio, una icona del proprio immaginario ed un testo esplicativo. Frammenti da comporre in un mosaico collettivo (lo spazio quadrato che accoglie il visitatore all’ingresso della galleria): per “far emergere divergenze e punti di contatto”. Più in generale, per far emergere ciò che di solito sta dietro, dentro o prima di un lavoro. Il lavoro dell’essere architetti, nella città (come ricordato dal professor Purini) imprescindibile per l’architettura.

L’idea della mostra è bella, colta e raffinata.

Eppure, all’indomani di una crisi e di una rivoluzione democratica come quella che stiamo vivendo, una domanda sorge inevitabile: ma l’immaginario riguarda solo il passato? E proprio in questo momento storico e politico è davvero utile questa contemplazione della memoria individuale e collettiva degli architetti per gli architetti? La città brucia (metaforicamente), è coperta di immondizie (materialmente), è invasa da senza tetto e accampamenti di migranti, la metro si ferma e così via… Certo noi non siamo spazzini, non dirigiamo il traffico, non organizziamo i profughi: ma forse, come architetti, avremmo il dovere di interrogarci su cosa si può fare? É vero noi ci occupiamo di forme, di muri, di limiti, di soglie, di spazi. Ma ce ne occupiamo perché c’è qualcuno che quegli spazi deve vivere e abitare e ci sono delle urgenze, che sono proprie e specifiche del tempo in cui viviamo, che sono qui e ora e chiedono risposte.

Queste urgenze (né tanto meno le loro possibili risposte) non emergono, perché non sono né il tema né l’obiettivo della mostra, pur essendo spesso oggetto di indagine privilegiata per la maggior parte degli studi individuati.

Guardarsi dentro è necessario e fondamentale, ma oggi più che mai abbiamo bisogno di capire dove andare. E non si tratta di trovare il prossimo slogan o parola d’ordine, ma di dar vita a un movimento (un motus) che davvero, con immaginazione, si prenda cura del reale.

CAMPO è una operazione coraggiosa e straordinaria: speriamo si apra verso il mondo piuttosto che chiudersi nei virtuosismi della disciplina.

 

About paesaggisensibili

Architect and senior fellow of the McLuhan Program in Culture and Technology of Toronto University, I'm a member of the board of directors of the Italian National Institute of Architecture (IN/ARCH) in Rome, where since 2003 I am in charge of the Institute Master Programs. My studies are rooted in the fields of architecture and philosophy of science with a special interest in biology and anthropology. Key words for my research are: Man, Space, Nature, Technique, Webness, Ecology, Relations, Interactions, Resources, Energy, Landscape, Footprint, Past and Future. My goal is to build critical understanding of the present to suggest useful strategies to build the future.

One comment

  1. Saverio Massaro

    Ritrovo in questa tua riflessione l’idea che mi sono fatto su CAMPO senza che ci abbia ancora messo piede!
    Indicativo di un approccio della cultura architettonica romana (SIC!) che ha andamento spiralitico/tribale piuttosto che rizomatico/connettivo.

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