STORIE DI SPAZI Una lezione per il Museo di Architettura dei Bambini

Il testo che segue è stato la base per la parte introduttiva della mia lezione-laboratorio con un gruppo di bambini tra i 5 e gli 11 anni, alla Scuola di Architettura per Bambini di FARM.

odysseus-and-the-sirens-detail-from-an-attic-red-figured-stamnos-ca-480-470-bc-from-vulci_zoom

Lo spazio ci circonda, ci stiamo sopra e dentro, viene prima e dopo di noi. Lo spazio è al centro di ogni storia, della nostra così come di quella dei nostri eroi. Eppure spesso non lo guardiamo, non lo ascoltiamo, non lo comprendiamo. Lo spazio è la nostra casa, la nostra città, la strada che percorriamo per andare a scuola, i giardini in cui giochiamo, le piazze in cui ci incontriamo. E questi luoghi possono avere qualità molto diverse, possono farci sentire al riparo, sicuri e felici; oppure possono spaventarci e respingerci; possono invogliarci a stare insieme, a camminare, a scoprire, a inventare storie; oppure possono farci desiderare di andar via, di partire per non tornare… In ogni caso, i luoghi sono le radici della nostra vita. E le storie, quelle raccontate, immaginate e scritte nei libri, sono storie di persone e di spazi e, leggendo e scrivendo storie, noi ci muoviamo in giro per il mondo e dentro la nostra fantasia. Alla scoperta della natura molteplice e articolata dello spazio: che non è uno, sempre uguale, omogeneo e isotropo, ma sono tante specie di spazi, ciascuno con la propria identità, il proprio carattere, il proprio tempo.

Prendiamo Harry Potter per esempio, il famoso maghetto protagonista della più importante serie di romanzi per ragazzi degli ultimi anni (con traduzioni in oltre 70 lingue e 450milioni di copie vendute). Cresciuto per dieci anni nella più normale delle case, al volgere dei suoi undici anni scopre di essere un mago e di aver diritto a frequentare la scuola di magia di Hogwarts. Oltrepassando una serie di passaggi segreti, in muri capaci di aprirsi al tocco di una bacchetta o di lasciarsi attraversare da chi possiede una natura magica, difronte agli occhi perplessi di Harry, si dischiude un mondo abitato da esseri avvolti in lunghi mantelli, con cappelli a punta e bacchette magiche, un mondo illuminato dalla luce fioca delle candele e riscaldato da focolari di pietra, popolato da scaffali di libri del sapere (pieni di formule capaci di irretire la mente e i sensi), di pozioni, alambicchi, calderoni, scrittoi, pergamene e piume d’oca e inchiostro, gufi postini e animali magici. La scuola è un castello medioevale popolato da fantasmi, con torri, cortili, sotterranei, statue e armature, scale che amano muoversi e quadri i cui soggetti si spostano per chiacchierare e farsi visita a vicenda. Uno spazio irregolare, labirintico, imprevedibile, in cui è difficile orientarsi e facile perdersi. Con una sala dei banchetti con un soffitto magico che lascia vedere il cielo e le stelle. Lo spazio di Harry Potter ci porta indietro nel tempo per regalarci il sogno della magia. La meraviglia di un mondo in cui è possibile volare sulle scope, trasformarsi in animali, viaggiare nel tempo, parlare il serpentese, lottare con i draghi. Un mondo in cui l’unico limite è quello della fantasia.

Ugualmente antico e avventuroso, ma privo di magia, è lo spazio del Corsaro Nero, il cavaliere pirata protagonista di un’altra fortunata serie di romanzi scritta alla fine dell’Ottocento da Emilio Salgari. Il Corsaro Nero è un nobile italiano che, irrimediabilmente ferito dall’uccisione a tradimento del fratello maggiore durante una battaglia a fianco dei francesi, insegue il suo nemico sui mari dei Caraibi, divenendo un pirata non per amore delle ricchezze e delle scorribande, ma per vendicare il torto subito portando morte e saccheggio tra le colonie spagnole. Il suo mondo è quello delle spade, del mare, calmo o in tempesta, delle navi a vela (come la sua amata Folgore), degli arrembaggi e del rispetto degli uomini valorosi, dei naufragi e delle foreste pluviali con la loro fauna selvatica di giaguari e coccodrilli, con alberi e piante ricchi di frutti capaci di procurare la vita o la morte, con le sabbie mobili, le isole infestate da cannibali e le isole infestate dai pirati, come la Tortuga, è il mondo delle città fortificate spagnole come Maracaibo e Santo Domingo. Lo spazio dei corsari è lo spazio di una natura potente, in cui ci si sposta grazie alla forza del vento, a quella delle braccia per remare o delle gambe per camminare; uno spazio in cui bisogna saper riconoscere le tracce degli animali o dei nemici; in cui bisogna saper stare in ascolto, costruire una zattera, arrampicarsi sugli alberi, saltare dal tetto di una casa in fiamme o da una torre a sbalzo sul mare. É lo spazio del mare e della foresta vergine di un luogo geograficamente lontano e a noi sconosciuto (l’America centrale e meridionale) ma è anche e soprattutto lo spazio della forza, del coraggio e dell’ingegno del condottiero e del manipolo di coraggiosi che si confronta con la forza degli elementi naturali o contro i grandi numeri degli eserciti regolari.

Ancora diverso è lo spazio dell’Odissea, il poema che racconta le avventure del guerriero che con la sua astuzia ha portato i greci a vincere la guerra di Troia, ma che per avere accecato e irriso un figlio del dio del mare, viene da questo costretto a rimanere in viaggio. L’Odissea è lo spazio fantastico di un mondo popolato da uomini, dei e semidei: terribili giganti da un occhio solo, maghe bellissime e crudeli come Circe, pericolose e attraenti sirene o mostri come Scilla e Cariddi. È uno spazio intermedio tra luoghi reali, come l’isola di Itaca o la Sicilia e in genere il mar Mediterraneo con la sua ricchezza di coste, di isole e di venti, e di luoghi immaginari come la reggia degli dei sull’Olimpo e il regno di Ade negli inferi. Luoghi che sono tutti ugualmente parte della storia poiché in questa storia gli immortali amano o odiano i mortali, gli uomini compiono sacrifici e invocano gli dei che occorrono prontamente al loro fianco o contro di loro per punirli della loro audacia e la terra è popolata da creature ibride, nate dall’unione tra gli uomini e gli dei. Lo spazio dell’Odissea è uno spazio in l’avventura si unisce al sacro. Ovvero all’idea che esistono un tempo e uno spazio più vasti e profondi di noi e della nostra esperienza della morte. È un tempo della natura certo, perché le divinità greche sono legate agli elementi della natura (il sole, il fuoco, i fulmini, il mare, le acque dolci…) ma anche alle manifestazioni essenziali della vita umana: l’amore, la musica, le arti, la guerra, la bellezza. Lo spazio dell’Odissea è un inno alla ricchezza e sacralità della vita.

È questa molteplicità delle forme di spazio che dobbiamo imparare a capire per poter parlare di architettura. Ogni architettura articola e fa proprio un possibile racconto, una idea di spazio.

About paesaggisensibili

Architect and senior fellow of the McLuhan Program in Culture and Technology of Toronto University, I'm a member of the board of directors of the Italian National Institute of Architecture (IN/ARCH) in Rome, where since 2003 I am in charge of the Institute Master Programs. My studies are rooted in the fields of architecture and philosophy of science with a special interest in biology and anthropology. Key words for my research are: Man, Space, Nature, Technique, Webness, Ecology, Relations, Interactions, Resources, Energy, Landscape, Footprint, Past and Future. My goal is to build critical understanding of the present to suggest useful strategies to build the future.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: