KO – CO2 Un programma integrato di rigenerazione urbana per Terlizzi in Puglia

Pubblicato su Domusweb in italiano e inglese

Ogni civiltà è definita in larga misura dalla propria capacità di controllare flussi e riserve di energia. La stessa storia dell’uomo può essere guardata come una continua scoperta delle possibili forme di manifestazione e dei meccanismi di conversione dell’energia: a partire dalle prime tecniche agricole, circa diecimila anni fa, capaci di determinare ed intensificare le capacità produttive della terra per rispondere al nostro bisogno energetico fondamentale, il cibo, sino alla scoperta, nei tardi anni Trenta, del modo di liberare energia dal nucleo dell’atomo, alla recentissima comprensione della fotosintesi.

Dal cibo che mangiamo, al calore con cui ci riscaldiamo, la luce di cui disponiamo, i mezzi di trasporto con cui ci muoviamo, la forma di energia che utilizziamo definisce, nel tempo e nello spazio, la forma di società in cui viviamo. Nel nostro caso, una società (post) industriale, basata su una massiccia estrazione di combustibili fossili: una fonte di energia non rinnovabile, i cui processi di conversione implicano dei costi ambientali con effetti destabilizzanti sull’assetto globale della biosfera. In questo senso, è difficile avere dubbi: la nostra civiltà è solo una fase di passaggio perché, diversamente dalle civiltà che l’hanno preceduta, non potrà protrarsi per migliaia di anni poiché, anche se usate nel modo più efficiente, le scorte di energia fossile sono limitate ed il loro costo crescente, insieme ai crescenti costi ambientali, obbligherà i nostri discendenti a ritornare a sfruttare l’energia solare o a sviluppare nuove fonti di energia.

Ecco perché ogni piccolo esperimento urbano mirato a realizzare una diversa forma sociale (un modo diverso di scaldarsi, accendere la luce, spostarsi e così via) va guardato attentamente e con tutta l’ammirazione possibile per chi sta cercando di costruire una alternativa. In questo senso, il progetto per Terlizzi dello studio Pica Ciamarra trova certamente una collocazione felice in una regione, la Puglia, diventata negli ultimi anni, in Italia, il più significativo laboratorio politico alla ricerca di una alternativa alla civiltà del petrolio. Una alternativa in cui le forme dell’abitare sono al centro del problema: è qui che il modello energetico centralizzato va ribaltato, immaginando edifici, quartieri e città a bassi consumi ed in grado di autoprodurre localmente e da fonti rinnovabili e non inquinanti l’energia di cui hanno bisogno, in grado di riciclare e riutilizzare l’acqua, di sostenere la vegetazione così come la mobilità pedonale e ciclabile, di favorire l’integrazione ed il benessere sociale.

Ortofoto-web

A partire proprio da questi obiettivi, il progetto riguarda la riconversione di un’area industriale in dismissione. L’intervento propone la costruzione di un nuovo quartiere dove la funzione abitativa è integrata da spazi produttivi, laboratori, uffici, oltre a residenze di tipo sociale e a grandi superfici destinate a servizi ed attrezzature alla scala urbana.

La presenza di un asse ferroviario proprio sul margine dell’area al limite con il centro storico diventa l’occasione per la realizzazione di una piazza sopraelevata (a copertura di un tratto della ferrovia e della nuova stazione) e, ancora lungo l’asse ferroviario, di un mercato e di un parco schermato acusticamente dalla ferrovia da una ampia parete fotovoltaica, landmark della scelta energetica del quartiere a favore dell’energia rinnovabile. La parete fotovoltaica si specchia a sua volta in un lago, con una capacità potenziale di depurazione naturale delle acque del quartiere. Obiettivo di questo sistema di servizi, completato da un percorso ciclopedonale che scavalca la ferrovia riconnettendo centro storico e nuovo insediamento, è la creazione di una nuova centralità urbana capace di attirare movimenti e scambi tra il tessuto esistente e il nuovo pezzo di città.

Al di là di questa spina di servizi, su cui si attesta anche un edificio a torre coronato da micropale eoliche, sorge il tessuto edilizio vero e proprio costituito da case a corte di altezza variabile, caratterizzate da ampie serre solari oltre che da una attenzione complessiva ai principi bioclimatici per massimizzare le prestazioni energetiche e la vivibilità degli edifici (orientamenti, ombre portate, tetti verdi, giardini verticali, pannelli radianti, vetri isolanti, frangisole, camini solari, recupero acqua piovana; strutture semplici di dimensioni compatibili con gli spazi interni; materiali riciclabili, locali, a bassa emissione CO2, leggeri, traspiranti, naturali; pareti in mattoni, legno, pietra; pavimenti in legno, bambù, gomma; colori naturali, pitture atossiche, isolanti in sughero, lana di cocco, legno, feltro di lana etc.) e dalla differenziazione delle tipologie di alloggi per favorire utenze differenti che arricchiscano la trama sociale. Impianti fotovoltaici e pompe di calore alimentate da energia geotermica dovrebbero rispondere alle necessità di energia elettrica e termo-frigorifera degli edifici.

Per quanto riguarda la mobilità, a parte quella di servizio, sicurezza ed emergenza, il quartiere è interamente pedonalizzato con spazi di parcheggio sotto gli edifici con rampe di ingresso in punti strategici esterni. Per la gestione dei rifiuti, è previsto un sistema di raccolta differenziata con isole ecologiche protette dal verde e trasporto con rete pneumatica sotterranea.

Complessivamente ciò che è interessante è proprio il fatto che si è cercato di mettere a sistema i molteplici aspetti della sostenibilità che riguardano la scala urbana, ponendosi come obiettivo di fondo un obiettivo alto: la realizzazione di un quartiere capace di produrre più energia di quanta ne consumi, un quartiere ad energia positiva, non solo perché prodotta localmente, da fonti rinnovabili e non inquinanti, ma prodotta in eccesso per redistribuirla sulla rete. Al di là dell’effettiva raggiungibilità di questo obiettivo così alto, è certamente in alto che bisogna puntare per ottenere forse qualcosa di meno. Ma questa è la frontiera a cui dobbiamo guardare.

mlp

 

About paesaggisensibili

Architect and senior fellow of the McLuhan Program in Culture and Technology of Toronto University, I'm a member of the board of directors of the Italian National Institute of Architecture (IN/ARCH) in Rome, where since 2003 I am in charge of the Institute Master Programs. My studies are rooted in the fields of architecture and philosophy of science with a special interest in biology and anthropology. Key words for my research are: Man, Space, Nature, Technique, Webness, Ecology, Relations, Interactions, Resources, Energy, Landscape, Footprint, Past and Future. My goal is to build critical understanding of the present to suggest useful strategies to build the future.

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