Laboratorio Roma. Una esperienza di progettazione condivisa tra Inarch, Acer e Comune di Roma

Perché un laboratorio?
“La Roma che vogliamo è semplice: rigenerare tutto quello che è costruito, fare meglio dove è stato già fatto, dove la città ha consumato il suolo e rivedere tutti gli interventi che ripropongono l’espansione fisica della città. Affermeremo in tutti i nostri interventi che se la città non è pubblica semplicemente non è.” Questa frase, tratta dalla presentazione dell’Assessorato alla Trasformazione Urbana guidato da Giovanni Caudo, riassume in poche righe la radicale novità di politica urbana che il Sindaco Marino e l’Assessore hanno condiviso a partire dalla stesura del programma elettorale.
Rigenerare, costruire nel costruito, rilanciare la dimensione pubblica della città. Tre obiettivi per un programma che appare tanto più rivoluzionario se lo si confronta con la storia recente di una città che tra il 1993 e il 2008, in soli 15 anni, ha urbanizzato una superficie pari a quasi 3 volte il tessuto della città storica compresa tra le Mura Aureliane. (1) Una espansione, per altro, che non ha coinciso con un aumento della capacità di accoglienza della città, considerando come negli stessi anni la popolazione di Roma diminuiva per poi crescere di poco (del 2,4% tra il 2001 e 2011 secondo i dati Cresme) cedendo sostanzialmente abitanti alla crescita impetuosa della provincia (crescita che nei comuni di prima cintura è arrivata al 30%). Un fenomeno sintomo di un disagio, e di una divaricazione tra l’offerta e la domanda abitativa (permessa dai meccanismi finanziari che sostenevano l’edilizia), che testimonia chiaramente come la crescita del costruito, in mancanza di politiche per la casa, non sia in sé una risposta al problema abitativo.

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In questo quadro, la proposta di una politica urbana basata su una inversione di tendenza, sulla rigenerazione dell’esistente attraverso operazioni attente tanto alle grandi questioni ambientali (dalla riduzione del consumo di suolo allo sviluppo di pratiche di sostenibilità e resilienza) quanto alle esigenze sociali (alla reale composizione della domanda abitativa), ha trovato nell’INARCH Lazio un interlocutore interessato non solo a sostenere la diffusione e discussione di questi temi, ma pronto a lavorare insieme all’amministrazione ed agli imprenditori per renderli concreti.
Nasce così l’idea di un laboratorio di progettazione che, sulla base di una collaborazione operativa con l’Acer, e in dialogo con l’Assessorato, elabori progetti pilota sulle principali tipologie di “rigenerazione”, per verificarne scenari di sostenibilità architettonica, sociale ed ambientale, nonché di fattibilità economica e procedurale. Esiste infatti un enorme patrimonio, di aree ed immobili pubblici, che potrebbero essere subito rimessi in gioco per rispondere tanto all’emergenza abitativa, quanto al bisogno di servizi ed infrastrutture di vecchio e di nuovo tipo, dalla viabilità a nuove infrastrutture per l’energia e la resilienza. Il punto è capire come far collaborare pubblico e privato per sviluppare un disegno della città coerente, in cui le energie e capacità imprenditoriali si sviluppino all’interno di un quadro collettivo, diventando un motore per il bene comune della città.
Obiettivo di fondo dunque del Laboratorio, è quello di generare esperienze progettuali condivise che aprano la strada ad una nuova convergenza di forze e di interessi: perché intervenire sui 15.000 ettari di città da ristrutturare vorrebbe dire far ripartire l’economia di Roma, rilanciando l’immagine di una capitale in linea con le grandi città europee, da Barcellona a Londra, da Marsiglia ad Amburgo, Copenhagen e Stoccolma (e molte altre se ne potrebbero citare). Città che hanno saputo ri-costruire le proprie zone d’ombra (quartieri periferici ed aree industriali abbandonate) attraendo capitali, risorse, intelligenze e turismo da tutto il mondo, nel segno della bellezza e della qualità ambientale.

I progetti-pilota: edilizia sociale e qualità ambientale
A partire dalla sfida radicale di dar forma ad una urbanizzazione senza espansione, sono tre le tipologie di intervento che il Laboratorio si è proposto di indagare: la riqualificazione dei grandi quartieri della città pubblica (i quartieri frutto della 167), la rigenerazione urbana attraverso la riattivazione del patrimonio edilizio dismesso (o in via di dismissione) come caserme o depositi Atac, e la concentrazione di funzioni (residenze e servizi) in corrispondenza degli snodi del trasporto pubblico su ferro. Questi tre temi sono atterrati su tre casi studio specifici: la riqualificazione del Piano di Zona di Tor Sapienza, la trasformazione della Caserma Ruffo su via Tiburtina, la soluzione del Nodo di Scambio Marconi.

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Si tratta naturalmente di tre temi molto diversi ma che condividono un approccio comune: quello di pensare allo sviluppo futuro della città (e dell’attività edificatoria) a partire dai bisogni concreti delle persone e del territorio. In questo senso due “bisogni” fondamentali sono stati al centro del lavoro del laboratorio: il bisogno della casa e quello di un ambiente sano, un ambiente capace di sostenere la vita.
Partiamo dalla casa. Cosa si intende oggi per alloggi sociali? In accordo con il DL 112/2008 che ha definito l’alloggio sociale come “l’unità immobiliare adibita ad uso residenziale in locazione permanente che svolge la funzione di interesse generale, nella salvaguardia della coesione sociale, di ridurre il disagio abitativo di individui e nuclei familiari svantaggiati, che non sono in grado di accedere alla locazione di alloggi nel libero mercato”, alle categoria tradizionali di edilizia residenziale sovvenzionata (o edilizia residenziale pubblica), agevolata e convenzionata, si è aggiunta nella legislazione italiana una edilizia a canone moderato (housing sociale), realizzata con il concorso di promotori privati, con contributi pubblici anche in natura come premialità urbanistiche e/o aree gratuite, e sviluppata attraverso interventi integrati sia sul piano dell’utenza che delle funzioni, ed attraverso strumenti finanziari basati su fondi immobiliari con partecipazione dello Stato attraverso la Cassa DDPP.
Obiettivo di questo nuovo tipo di intervento è l’aumento dello stock di case in affitto per rispondere alla domanda del ceto medio (in aumento) che non riesce più ad accedere al mercato, nel quadro per altro di un paese che è agli ultimi posti delle classifiche europee per percentuale di alloggi sociali calcolati sul totale dello stock in affitto (l’Italia è infatti sotto il 5% insieme a Spagna, Portogallo e Grecia contro una media europea intorno al 25%). (2)

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Per quanto riguarda invece la definizione di qualità ambientale esiste ormai un quadro di riferimento complesso ma molto preciso rispetto a cui comprenderla e valutarla: è il quadro dei cambiamenti climatici e delle azioni utili ad attenuarli e ad adattarvisi.
Se infatti a livello locale e considerando i bisogni delle persone, la crisi economica ha comportato in Italia, e a Roma in particolare, il ritorno della centralità del problema della casa, dal punto di vista globale dello stato del Pianeta, l’emergenza ambientale è la vera novità che sfida la progettazione urbana.
La sfida è ormai molto chiara e presente nel dibattito della Comunità Europea che ha incluso il tema dell’adattamento ai cambiamenti climatici praticamente in tutti i propri programmi di finanziamento per il 2014-2020. I fondi strutturali e di investimento europei, e istituzioni come la Banca Europea per gli Investimenti e la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, forniranno inoltre un sostegno significativo agli Stati membri, alle regioni e alle città che investiranno nei programmi e nei progetti legati all’adattamento.
Ma cosa si intende dunque per azioni di “mitigazione e adattamento” e in che misura esse riguardano il progetto urbano?
Il presupposto che è importante ricordare è che il primo e più noto cambiamento climatico, l’innalzamento della temperatura, interessa particolarmente l’Europa con una crescita media delle temperature nell’ultimo decennio di 1,3 °C rispetto alle temperature del periodo pre-industriale, un aumento superiore rispetto alla media globale (di 0,8 °C). (3) Insieme alla temperatura sono in aumento i fenomeni meteorologici estremi, le precipitazioni, le ondate di calore e la siccità.
Tenendo conto che tre quarti della popolazione europea vive in zone urbane, particolarmente esposte tanto ai rischi di ondate di calore, di alluvioni ed innalzamento dei livelli del mare, l’Europa stima un costo crescente legato alla crescita delle catastrofi con gravi perdite economiche e umane. (4)
Dunque le azioni utili ad attenuare i cambiamenti e ad adattarvisi sono chiare: riduzione dei consumi di risorse (in primo luogo suolo, acqua ed energia), riduzione delle emissioni di gas serra, produzione locale e distribuita di energia rinnovabile, gestione sostenibile delle acque (con accurata raccolta e riuso dell’acqua piovana ed alleggerimento del sistema fognario), attento disegno degli spazi aperti (permeabilità, vegetazione, sistemi di ombreggiamento) e riduzione dell’effetto isola di calore.
Molte di queste azioni possono essere raccolte in un approccio basato sulla capacità di risposta propria degli ecosistemi naturali. Si parla di “infrastrutture verdi”, l’insieme di elementi come parchi, wetland, orti, viali alberati, tetti e pareti verdi, superfici permeabili e aiuole drenanti, ovvero sistemi diffusi di infiltrazione e trattamento locale dell’acqua (rain garden e swale), fornisce infatti un rimedio a basso costo per fornire raffrescamento, miglioramento della qualità dell’aria, ridurre il pericolo di allagamenti e costituire riserve d’acqua. Il tutto contrastando la perdita di biodiversità ed il degrado degli ecosistemi.

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Tenendo conto del fatto che se tutti i paesi europei sono esposti ai cambiamenti climatici alcune regioni, come il bacino del Mediterraneo, sono considerate ad alto rischio, l’attenzione dell’Italia alla tematica dell’adattamento dovrebbe essere davvero grande.
In questo senso, alla sfida di una urbanizzazione senza espansione, si aggiunge la sfida di una urbanizzazione capace di sostenere la vita in un contesto di disequilibri crescenti: una sviluppo della città dunque, non solo alternativo al consumo di suolo, ma capace di proporre modelli di insediamento a ridotte emissioni di Co2 e a maggiore resilienza.
Operativamente ciò ha significato in particolare (in accordo con la Strategia Europea di Adattamento ai Cambiamenti Climatici) (5) integrare alla normale progettazione urbana un livello ulteriore di progettazione energetica, una sorta di masterplan delle energie volto al contenimento dei consumi e alla proposta di sistemi di generazione locale e rinnovabile, ed un ulteriore approfondimento della progettazione del sistema della acque, un masterplan delle acque volto alla raccolta, riciclo e integrazione nel disegno dello spazio urbano dell’acqua piovana.

La struttura operativa
Per sviluppare dunque i tre progetti-pilota secondo gli obiettivi appena descritti, il laboratorio si è strutturato in un gruppo di progettazione reso possibile inizialmente dalla collaborazione con i Master dell’Inarch, con i tre studi professionali che li animavano (2A+P/A, IaN+, 2Tr, poi responsabili rispettivamente dei progetti su Tor Sapienza, Caserma Ruffo e Nodo Marconi), con un gruppo di consulenti attivi sugli aspetti ambientali di tutti e tre i progetti (bioclimatica, energie, mobilità, acque, certificazituone ambientale) e con alcuni giovani progettisti formatisi nel master dell’Inarch in Architetture Sostenibili. Un ulteriore supporto è arrivato dalla consulenza sugli aspetti procedurali e normativi dell’architetto Alessandra Montenero.

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Questo gruppo allargato di progettazione, si è via via confrontato in modalità differenti con esponenti ed esperti di Acer ed Isveur, per discutere le impostazioni dei progetti e poi in particolare per valutarne un modello di sostenibilità economica. Da questo punto di vista è importante chiarire che la difficoltà di sviluppare in tempi stretti una progettazione integrata alle tematiche ambientali non ci ha permesso di portare avanti una valutazione economica specifica di questi aspetti. Ma tenendo conto di recenti esperienze di realizzazioni ad alta efficienza, realizzate a Roma a costi contenuti (meno di 1000 euro/mq), (6) si è ritenuto che i costi proposti nelle tabelle di valutazione possano contenere le misure ambientali proposte.
Tornando alla dinamica operativa del laboratorio, gli incontri tra i progettisti e i rappresentanti dell’Acer, e tra progettisti e consulenti ambientali, sono stati a loro volta integrati da altri incontri con l’Assessore e i dirigenti delle Unità Operative su Riqualificazione di Ambito Urbano e Riuso del Patrimonio Pubblico e sulla Qualità Urbana, con l’obiettivo di tenere insieme le ragioni di ciascuna delle parti integrandole in un disegno comune.
Da questo punto di vista il Laboratorio ha rappresentato una esperienza davvero innovativa e che in un certo senso ha appena cominciato a mostrare la direzione verso cui bisognerebbe andare: una progettazione urbana che veda allo stesso tavolo il soggetto pubblico e l’imprenditore privato per ragionare insieme su come costruire una città migliore, guardando tanto ai vincoli e agli obiettivi urbanistici (in senso tradizionale) quanto all’esigenza di ripensare le forme di gestione della mobilità, delle energie, dei rifiuti e delle acque intese come parte dell’infrastruttura degli ecosistemi naturali.
Ha “appena cominciato” a mostrare una strada perché soltanto adesso, al momento della chiusura di questa fase, ci ritroviamo davanti a tre masterplan completi sotto tutti questi aspetti ed è dunque adesso che possiamo valutarne in pieno la complessità e l’interesse, pubblico e privato: per la collettività e per i potenziali futuri abitanti.
Ancora, è adesso che dovrebbe cominciare un nuovo e più ampio lavoro di condivisione, con altri uffici e altri soggetti, in particolare con coloro che si occupano di ambiente, mobilità, acque, rifiuti ed energia. Perché il cuore della sfida di una progettazione urbana di nuovo tipo sta proprio nel non ‘esternalizzare’ più i propri rifiuti (emissioni, calore, scarti, acque sporche) ma trovare piuttosto forme di equilibrio locale: fabbisogni energetici ridotti al minimo e produzione locale da fonti rinnovabili del poco che serve (e così via).

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Altre città hanno già dato l’esempio, hanno progettato e realizzato quartieri modello o hanno cambiato gli equilibri di intere strutture urbane rinunciando per esempio alla mobilità privata a favore delle bici e dei mezzi pubblici. Roma non ha più tempo, deve cambiare adesso. Abbiamo la capacità progettuale ma anche la voglia imprenditoriale di scrivere una storia diversa, di tornare ad essere un luogo vivo, di elaborazione e costruzione del futuro.
In questo senso, ancora, speriamo che questa conclusione non sia che un inizio, che ci permetta di portare avanti questi e molti altri progetti secondo quella che è la ragion d’essere dell’INARCH: uno strumento di convergenza tra le Pubbliche Amministrazioni e le culture d’impresa e di progetto.

Qui i progetti

Assessorato alla Trasformazione Urbana
Assessore: prof. arch. Giovanni Caudo
Comunicazione e organizzazione: arch. Lorenza Bolelli
Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica
Direttore: dott.ssa Annamaria Graziano
Direzione Trasformazione urbana
Direttore: ing. Antonello Fatello
U.O. Riqualificazione di ambito urbano e riuso del patrimonio pubblico
Dirigente: arch. Maurizio Geusa
U.O. Qualità urbana e certificazione energetica/ambientale
Dirigente: arch. Rossella Caputo

Centro Studi Acer
Centro Studi ISVEUR

In/Arch
Coordinamento generale: arch. Marialuisa Palumbo

Progetto: 2tr – territorioericerca, 2A+P/A Costanzo Bombaci architetti associati, Carmelo Baglivo IaN+

Consulenti:
Aspetti normativi e procedurali arch. Alessandra Montenero
Efficienza energetica arch. Franco Cipriani dott. Andrea Marcucci
Mobilità arch. Massimo Ciuffini
Gestione delle Acque arch. Paolo Anella
Certifcazione energetica arch. Francesca Margiotta arch. Massimo Campari

Note

1 Dati “Ambiente Italia 2011, il consumo di suolo in Italia”, annuario di Legambiente a cura di Duccio Bianchi e Edoardo Zanchini.

2 Dati di Federcasa, atti del convegno “Una Casa per Tutti”, Roma novembre 2011.

3 Relazione SEE n. 12/2012, Climate change, impacts and vulnerability in Europe 2012.

4 Si stima che il costo minimo del mancato adattamento ai cambiamenti climatici per tutta l’UE parta da 100 miliardi di EUR nel 2020 per raggiungere 250 miliardi di EUR nel 2050. Tra il 1980 e il 2011 le perdite economiche dirette nell’UE in seguito ad alluvioni hanno superato i 90 miliardi di EUR. Secondo le previsioni il dato è in crescita: il costo annuo dei danni da alluvione fluviale dovrebbe raggiungere 20 miliardi di EUR nel decennio 2020-2030 e 46 miliardi di EUR entro il decennio 2050-2060. Anche il costo sociale dei cambiamenti climatici può essere considerevole. Le alluvioni nell’UE hanno causato oltre 2.500 decessi e hanno toccato oltre 5,5 milioni di persone nel periodo 1980-2011. Se non verranno prese ulteriori misure di adattamento si stimano 26.000 possibili decessi all’anno dovuti al caldo entro il decennio 2020-2030 e 89.000 entro il decennio 2050-2060. Dati relazione SEE n. 12/2012.

5 http://ec.europa.eu/clima/policies/adaptation/index_en.htm

6 In particolare facciamo riferimento all’intervento di edilizia residenziale pubblica a Monterotondo, realizzato a Roma tra il 2008 e il 2009 su progetto di Cortesini, Battisti, Tucci, con un progetto degli impianti di Cipriani e Guglielmini. Impresa: A.T.I. Capogruppo Gral Costruzioni Unipersonale srl, Mandante Impresa Culicelli Santino.

About paesaggisensibili

Architect and senior fellow of the McLuhan Program in Culture and Technology of Toronto University, I'm a member of the board of directors of the Italian National Institute of Architecture (IN/ARCH) in Rome, where since 2003 I am in charge of the Institute Master Programs. My studies are rooted in the fields of architecture and philosophy of science with a special interest in biology and anthropology. Key words for my research are: Man, Space, Nature, Technique, Webness, Ecology, Relations, Interactions, Resources, Energy, Landscape, Footprint, Past and Future. My goal is to build critical understanding of the present to suggest useful strategies to build the future.

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